«L’udito della nostra bambina salvato grazie alle staminali»

  Categoria: Orecchio, Rassegna stampa

La lettera appello di una coppia rivana dopo un calvario di anni per un otite perforante: « Il nuovo metodo, poco invasivo, è solo a pagamento. la sanità pubblica lo riconosca »

Un calvario iniziato ad appena otto mesi di vita e risolto dopo molti anni.

E’ la storia di una bambina rivana di 10 anni, affetta da otite perforativa bilaterale, aggravata nel 2010 da un danno permanente alle membrane, che le avevano causato una significativa perdita dell’udito.

Una situazione risolta solo recentemente, dopo un intervento di ricostruzione basato sul fattore di ricrescita-staminali, una tecnica messa a punto a Roma dal professor Lino Di Rienzo Businco, non ancora riconosciuta dal Ministero e quindi accessibile solo a pagamento.

I genitori della bambina Cristian Ferrares e Manuela Mellarini, hanno voluto condividere la loro esperienza, sia per diffondere il nuovo metodo tra le famiglie che vivono lo stesso problema, sia per sensibilizzare l’ente pubblico nel riconoscimento di questo metodo (che, meglio precisarlo, non a nulla a che vedere con il contestatissimo metodo Stamina di Davide Vannoni).

«Tutto ha avuto inizio all’età di otto mesi quando nostra figlia ha cominciato a soffrire di otite media cronica perforativa bilaterale – scrivono i genitori della bambina – con episodi sempre più frequenti causa molteplici raffreddori e le molte bronchiti.

E’ stata sottoposta a visite pediatriche specialistiche da ben 18 medici presso gli ospedali di Santa Maria del Carmine e Solatix di Revereto, Santa Chiara di Trento e Borgo Roma di Verona dove è stata ricoverata per curare il batterio psudomosasaruginosa.

Inoltre nostra figlia è stata portata all’ospedale Gaslini di Genova, ma purtroppo nessuno è stato capace di risolvere il problema».

«Nel 2010 – spiegano Cristin e Manuela – durante l’ultima otite bilaterale, entrambe le membrane sono rimaste danneggiate in modo definitivo e da allora ha avuto inizio il calvario.

Per quanto riguarda “la mirinoplastica”, il metodo riportato come unico possibile per la ricostruzione della membrana timpanica, non è possibile ricorrere alla ricostruzione in tempi brevi, perchè, bisogna aspettare l’età di 15/16 anni per avere risultati abbastanza sicuri e stabili, da quanto consigliato dai medici.

Abbiamo quindi portato nostra figlia fino a Roma per fare una visita del professor Lino Di Rienzo Businco dirigente dell’unità di Otorinolaringoiatria dell’ospedale S.Spirito, un chirurgo promotore delle tecnologie operatori mininvasive e della necessita di comunicazione trasversale tra le varie specializzazioni»

«Di Rienzo – su legge ancora nella lettera – è intervenuto con la ricostruzione della membrana timpanica con “fattori di crescita – staminali” con una procedura da lui messa a punto, primo in Europa in campo otorino, e comunicata alla comunita scientifica da oltre due anni.

Una procedura mediata da una tecnologia già ampiamente collaudata con successo per esemprio in ortopedia per la ricostruzione delle articolazioni dannegiate e in chirurgia della bocca per l’osso mascellare riassorbito con problemi ai denti.

Il risultato è stato subito soddisfacente, tanto che l’udito è stato riportato ai livelli ottimali e, adesso nostra figlia può fare tranquillamente la doccia senza protezione. Inoltre, cosa che desidarava moltissimo, è tornata in piscina per nuotare cosa che non sarebbe stata possobile con i metodi classici per la cura delle otiti perforate.

La vita di nostra figlia è tornata ad essere la vita normale di una bambina di apena 9 anni».

«Dobbiamo ringraziare il professor Di Rienzo Businco – proseguono Cristian e Manuela – per la capacità di risolvere il problema con metodi innovativi purtroppo attualmente accessivile solo a pagamento e non negli ospedali pubblici. Il professore afferma che il problema è nel processo di informazione che è molto lento, tanto che ha fondato la Sidero Onlus (www.sidero.it) il cui scopo è quello di dare paricolare impulso alla diffusione delle metodiche diagnostiche e chirurgiche e alle terapie mediche che siano in grado di ridurre l’impatto traumatico sul paiente, specie se bambino, e siano atte a limitarne la sofferenza».

“Con questo aricolo – concludono Cristian e Manuela vorremmo che la sanità pubbica prendesse in sera considerazione la possibilità di aiutare tutte le persono bisognose, prestandosi all’innovazione».

Pubblicato su: Giornale Trentino